Il 68% delle micro, piccole e medie imprese italiane è convinto che l’intelligenza artificiale possa aiutare a svolgere in meno tempo, e con meno risorse, attività che prima richiedevano molto più impegno. Solo il 25%, però, la usa davvero ogni giorno. È uno dei dati principali della ricerca Ipsos per Meta su 500 titolari e dipendenti di PMI, presentata a ottobre 2026 all’AI Forum di Roma.
Il quadro è chiaro: le imprese non hanno un problema di fiducia nell’IA. Hanno un problema di adozione.
Un divario che cresce con la dimensione dell’azienda
Le differenze tra imprese sono evidenti. Il 31% delle microimprese (meno di dieci dipendenti) non ha mai usato strumenti di IA, contro il 14% delle piccole e medie imprese. Eppure il 63% degli intervistati pensa che chi non adotterà l’IA rischia di restare indietro rispetto ai concorrenti. Molte aziende, quindi, sanno che dovrebbero muoversi ma non sanno da dove cominciare.
Cosa chiedono le imprese
Le risposte sono molto concrete. Il 45% vorrebbe una formazione sull’IA pensata per il proprio settore, il 36% periodi di prova gratuiti o costi più bassi, il 73% più supporto o incentivi. Il 45% indica inoltre la ricerca di nuovi clienti come principale difficoltà del momento.
Le aspettative per i prossimi dodici mesi vanno nella stessa direzione: il 59% prevede di usare di più l’IA per marketing e contenuti, il 48% per sviluppare prodotti o servizi, il 47% per comunicare con i clienti e il 45% per acquisirne di nuovi.
C’è infine un dato che merita attenzione: tra le imprese che usano regolarmente assistenti di IA agentica, cioè strumenti capaci di portare a termine attività in più passaggi, il 42% dichiara di aver risparmiato tempo nelle attività di routine. Quel tempo torna alle persone, che possono dedicarlo al lavoro a più alto valore: la relazione con i clienti, le decisioni, la qualità del servizio.
Perché il potenziale non diventa uso quotidiano
Nella nostra esperienza con le PMI, il passaggio dal “ci credo” al “lo uso ogni giorno” si blocca quasi sempre per lo stesso motivo: si parte dallo strumento invece che dal processo. Si prova un chatbot, si generano un paio di testi, e l’entusiasmo iniziale si spegne perché l’IA non si è mai agganciata al modo in cui l’azienda lavora davvero.
La formazione di settore richiesta dal 45% delle imprese va proprio in questa direzione: le aziende non chiedono un corso generico sull’IA, chiedono di capire cosa può fare nel loro lavoro.
Il nostro approccio: prima i processi, poi la tecnologia
Per trasformare l’IA in uno strumento quotidiano servono pochi passaggi, nell’ordine giusto.
Il primo è mappare i processi: capire come circolano le informazioni, dove si perde tempo, quali attività sono ripetitive e quali richiedono competenza ed esperienza.
Il secondo è rendere esplicita la conoscenza aziendale. Procedure, criteri di scelta, risposte ricorrenti ai clienti: spesso vivono solo nella testa di poche persone. Codificarle è il passaggio che permette all’IA di lavorare con quella competenza, rendendola ripetibile e tracciabile.
Il terzo è partire da un caso d’uso circoscritto e misurabile, come la gestione delle richieste dei clienti, la produzione di contenuti o la preparazione di offerte, per verificare i risultati prima di estendere il progetto.
Il quarto è accompagnare le persone. L’IA rende di più quando chi la usa ne capisce logica e limiti, e la vive come un supporto che aumenta produttività e qualità del lavoro.
In sintesi
Le PMI italiane hanno già capito che l’intelligenza artificiale conta. La sfida ora è farla entrare nel lavoro di tutti i giorni, con metodo e senza improvvisare. È il lavoro che facciamo con le aziende che si rivolgono a noi: partire dai processi reali e costruire soluzioni di IA che diano valore concreto fin dalle prime settimane.
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Fonte: ricerca Ipsos per Meta, presentata all’AI Forum di Roma, riportata da Engage