La concezione dell’impresa ha attraversato nel tempo una profonda evoluzione teorica e pratica. Da un lato, la visione classica proposta dagli economisti come Roberto Cafferata che interpreta l’impresa come un sistema organizzato e strutturato, che diventa tale attraverso un processo graduale di differenziazione, strutturazione e integrazione. Dall’altro lato, l’attuale sviluppo tecnologico, in particolare l’intelligenza artificiale (IA), ha dato vita a un nuovo paradigma: quello del “sole entrepreneur”, l’imprenditore individuale capace di accentrarsi una pluralità di funzioni che in passato richiedevano un’organizzazione complessa.

L’impresa come sistema autopoietico

Cafferata ci dice che l’impresa non nasce sistemica, ma lo diventa progressivamente. Nei primi anni di vita, infatti, essa è fragile e soggetta alla liability of newness (svantaggio della novità) . Le imprese neonate hanno una maggiore probabilità di fallimento rispetto a quelle già consolidate, a causa di mancanza di risorse accumulate (capitale, competenze, reputazione), assenza di routine organizzative consolidate, debolezza nelle relazioni con attori esterni (clienti, fornitori, istituzioni), maggiore incertezza strategica e scarsa credibilità sul mercato. Solo attraverso il tempo e investimenti mirati l’impresa riesce ad acquisire le caratteristiche della sistemicità, che si concretizzano in tre condizioni fondamentali:

  1. Differenziazione: suddivisione del lavoro e pluralità di attori in dinamica interazione.
  2. Strutturazione: costruzione di un assetto organizzativo fatto di ruoli, regole e processi.
  3. Integrazione: coerenza e coesione interna tra le parti, finalizzate a un obiettivo comune.

In questa visione, le risorse umane occupano un ruolo centrale: il capitale umano, con le sue competenze, motivazioni e capacità di apprendimento, è ciò che alimenta l’autopoiesi del sistema impresa. Senza la partecipazione di più individui e senza la costruzione di relazioni interne ed esterne, non è possibile parlare di vera sistemicità.

Il nuovo paradigma del “sole entrepreneur”

Con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale generativa sta emergendo una forma radicalmente diversa di organizzazione imprenditoriale: il “sole entrepreneur”, ovvero l’imprenditore che, pur operando da solo, riesce a svolgere molteplici funzioni che in passato richiedevano team e strutture organizzate.

Se già nel 2010 Cafferata (1)  parlava di Intelligenza Artificiale come supporto per manager e consulenti nel mantenimento della condizione di equilibrio, sia interno che sul mercati, oggi grazie a tool di IA sempre più potenti e facili da usare, guidato dal linguaggio naturale ed accessibili senza competenze tecniche specialistiche, l’imprenditore può:

  • gestire operazioni di marketing e comunicazione tramite sistemi di automazione;
  • analizzare dati e mercati con strumenti di machine learning;
  • produrre contenuti, progetti e prototipi con software generativi;
  • amministrare funzioni contabili e burocratiche attraverso assistenti digitali;
  • interfacciarsi con reti di fornitori e clienti sfruttando piattaforme digitali.

L’imprenditore riesce ad incentrare su di sé l’intera catena del valore, riducendo la necessità di delega e disintermediando molte funzioni aziendali.

Confronto tra i due modelli

a) Struttura organizzativa

  • Modello classico: l’impresa si sviluppa creando una struttura articolata, con ruoli e regole che garantiscono la sostenibilità del sistema.
  • Sole entrepreneur: la struttura è minima o assente; l’organizzazione coincide con l’individuo e i suoi strumenti digitali.

b) Ruolo delle risorse umane

  • Modello classico: le risorse umane sono il cuore dell’autopoiesi, in grado di rigenerare conoscenza e competenze.
  • Sole entrepreneur: il capitale umano coincide con quello dell’imprenditore, mentre l’IA sostituisce (o integra) parte delle competenze che tradizionalmente appartenevano a collaboratori e dipendenti.

c) Evoluzione del sistema

  • Modello classico: diventare sistema richiede tempo, costi e scelte razionali di lungo periodo.
  • Sole entrepreneur: l’impresa può nascere “snella” e subito operativa, grazie alla disponibilità di strumenti tecnologici accessibili e scalabili.

d) Rischi e limiti

  • Modello classico: il rischio principale è la perdita di sistemicità se non si preservano integrazione e coerenza.
  • Sole entrepreneur: il rischio è la dipendenza tecnologica, l’isolamento decisionale e la vulnerabilità in caso di rapidi cambiamenti tecnologici o di mercato.

Convergenze possibili

Sebbene i due modelli appaiano distanti, possono emergere punti di incontro:

  • Il sole entrepreneur può diventare il nucleo embrionale di un’impresa più complessa, che col tempo evolve verso forme sistemiche tradizionali.
  • L’approccio sistemico di Cafferata può essere rivisitato includendo le tecnologie di IA come nuove “risorse produttive”, accanto a quelle umane.
  • Entrambi i modelli pongono al centro il tema della sostenibilità evolutiva: per Cafferata, mantenere l’equilibrio sistemico; per il sole entrepreneur, garantire resilienza e adattabilità tecnologica.

Conclusioni

Il confronto tra la visione classica dell’impresa come sistema organizzato e il nuovo paradigma del sole entrepreneur evidenzia una tensione tra complessità organizzativa e semplificazione tecnologica. Se da un lato l’impresa sistemica valorizza le risorse umane, la pluralità e l’integrazione, dall’altro lato l’IA permette a un singolo individuo di svolgere funzioni prima impensabili, ridefinendo i confini stessi del concetto di impresa.

Riteniamo che il futuro dell’imprenditorialità debba collocarsi a metà strada tra i due modelli: un’ibridazione in cui l’IA non sostituisce ma potenzia le capacità delle persone, rendendo l’impresa più flessibile e adattiva, pur mantenendo il principio sistemico di coesione e integrazione.


  1. Roberto Cafferata è Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese nell’Università di Roma Tor Vergata. L’articolo citato “L’impresa che diventa sistema” è stato pubblicato nel 2010 all’interno della rivista Sinergie.